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Come si installa un montascale in condominio?

montascale condominio

In casi di difficoltà motorie o problemi di deambulazione, installare un montascale può essere l’opzione migliore per tornare a vivere la propria abitazione in autonomia. Tale apparecchio consente di accedere ai piani elevati di un edificio superando l’ostacolo che rappresenta una scala, qualora non ci fosse l’ascensore oppure non consenta l’accesso di una carrozzina.

L’installazione del montascale è obbligatoria in molti servizi pubblici, ma è sempre più frequente il loro utilizzo anche nelle abitazioni private e nei condomini. Di seguito vediamo come si installa un montascale in condominio.

 

 

Come installare un montascale in condominio

 

Gli attuali modelli di montascale possono essere realizzati su qualsiasi tipologia di scala, a rampa unica, rettilinea o curvilinea. I servoscale possono essere posizionati in spazi anche molto ristretti: bastano 75 cm di larghezza del vano scala.

Per installare un montascale non servono interventi di muratura, poiché il dispositivo va collocato direttamente sulla scala e non sul muro, né di tipo elettrico, dato che il montascale va semplicemente collegato alla presa elettrica. L’apparecchio è dotato di batterie interne, che ne consentono il funzionamento anche in assenza di corrente elettrica; non presenta particolari esigenze di consumo, richiedendo la stessa elettricità di un qualsiasi altro elettrodomestico.

Possono essere necessari, in certi casi, opere come la rimozione del corrimano e altri oggetti che possano ostacolare lo scorrimento lineare dell’apparecchio.

 

Chi paga per l’installazione di un montascale in condomino?

 

La realizzazione di un montascale, poiché non richiede di solito la necessità di effettuare opere murarie, non è ritenuta opera edilizia e, di conseguenza, non necessita di particolari autorizzazioni amministrative.

Le spese per installare un montascale sulle parti comuni sono a carico dell’intero condominio, con ripartizione dei costi pro quota tra i condomini.

 

In alternativa, il condomino disabile può sostenere personalmente le spese per interventi di modifica dell’immobile finalizzati alla rimozione delle barriere architettoniche, ovvero l’installazione di un montascale a muro, la realizzazione di rampe per disabili o l’installazione di un ascensore esterno.

Eventuali interventi effettuati sulle parti comuni condominiali realizzati dal singolo condomino, tuttavia, non devono alterare la destinazione del bene comune né impedire il pari uso dello stesso agli altri condomini (art. 1102 del Codice Civile). In particolare, tali opere non devono pregiudicare la stabilità né la sicurezza dell’immobile, oppure alterarne il decoro architettonico.

 

 

Le deliberazioni riguardanti gli interventi finalizzati ad eliminare le barriere architettoniche devono essere approvate dall’assemblea di condominio. Nel caso in cui il Condominio declini di assumere, o non assuma entro 3 mesi dalla richiesta fatta per iscritto, le suddette deliberazioni, i portatori di handicap possono installare un montascale, a proprie spese, e/o modificare l’ampiezza delle porte d’accesso, al fine di rendere più agevole l’accesso alle diversi parti dell’immobile.

 

 

Agevolazioni per installare un montascale

 

Sono previste dalla legge agevolazioni per l’installazione di un montascale. In particolare, sono disponibili incentivi fiscali per ristrutturazione edilizia, riqualificazione energetica ed abbattimento delle barriere architettoniche.

Il rimborso statale può riguardare il 50% della spesa sostenuta per l’acquisto di un montascale a piattaforma o a poltroncina.

Come per altre tipologie di agevolazioni fiscali attualmente in vigore, il tempo di erogazione della detrazione per l’acquisto di un montascale o altri ausili per l’abbattimento delle barriere architettoniche è di dieci anni. Il rimborso, quindi, viene ripartito in 10 quote di pari importo durante in dieci anni, una nell’anno di sostenimento delle spese e le restanti nei nove anni successivi.

 

 

Nutrizionista, dietista, dietologo: le differenze e chi scegliere

nutrizionista, dietista e dietologo

 

Molte sono le persone che si domandano quali siano le differenze tra queste tre distinte figure professionali, oggi faremo luce su queste.

La confusione regna ancora sovrana

Purtroppo dobbiamo ammetterlo, quando una persona sceglie di intraprendere un cammino verso la “regolarizzazione della propria alimentazione” si ritrova ancora oggi dinanzi a questo dilemma e spesso non comprende le differenze tra queste tre figure.

 

Il Dietologo

Partiamo da questa figura professionale elencando in maniera schematica cosa deve avere per essere considerato tale:

  •    Una laurea in Medicina e Chirurgia
  •    Una specializzazione conseguita in 4 anni in Scienze dell’Alimentazione

Si comprende che stiamo quindi parlando di un medico.

 

Il Dietista

Prendiamo in esame questa seconda figura professionale sempre elencando le sue specifiche caratteristiche:

  •    Una laurea in Dietistica, ovvero una tipologia di Laurea rientrante in quelle sanitarie triennali della facoltà di Medicina e Chirurgia.
  •    Il corso in oggetto è a numero chiuso.
  • Prima di accedere alla discussione della tesi bisogna superare l’esame di stato che permette l’esercizio della professione.

 

Il profilo del Dietista è quindi ben definito e varia sulla base degli studi effettuati come si può notare, l’attività professionale di questo può essere svolta nei seguenti ambiti e luoghi:

  • in un ambulatorio
  • in un ospedale
  • nella ristorazione collettiva
  • in percorsi di educazione alimentare per bambini e adulti

 

Va aggiunto a tutto ciò che però il Dietista al fine di stilare una dieta per una persona affetta da patologie abbisogna della prescrizione del medico, e non può in alcun modo prescrivere farmaci.

Hanno delle associazioni di categoria ma non un albo, e alle associazioni possono o meno aderire scegliendo di farlo.

Il Nutrizionista

Passiamo all’ultima figura professionale, quella del Nutrizionista. Rispetto a quest’ultima figura siccome il suo percorso non è strutturato come nel caso delle altre due figure, trovare una definizione è assai più complesso.

Di conseguenza è opportuno citare due fonti alle quali attenersi scrupolosamente:

  • L’Ordine dei Biologi
  • Il Vademecum per la Professione di quest’Ordine

La figura del biologo nutrizionista può esercitare secondo ciò che riportano nell’Ordine sopra esposto e sul Vademecum a cui fanno riferimento, la professione unicamente dopo il superamento dell’esame di stato e dopo l’iscrizione all’Albo dei Biologi.

Vediamo le sue caratteristiche ulteriori schematizzandole come in precedenza abbiamo fatto con le altre figure professionali:

  • È un professionista che può valutare i bisogni nutritivi ed energetici delle persone
  •    Può prescrivere autonomamente delle diete
  •    Non può comunque prescrivere farmaci
  •    Può eventualmente iscriversi all’albo
  •    Anche soggetti che hanno frequentato percorsi di studio differenti in passato possono iscriversi a tale albo

 

Vi sono però dei limiti nell’esercizio professionale del Nutrizionista, tra questi troviamo:

  • Necessità di integrare le competenze professionali acquisite con le competenze nutrizionali (vedere relativo albo in tal senso)

Il Nutrizionista come il Dietista può anche avere competenze che vanno al di là del suo percorso professionale e integrarle nello stesso, cosa che può anche essere considerata rilevante e importante.

In conclusione ora dovrete avere un quadro chiaro a cui far riferimento per la vostra scelta, o almeno lo speriamo.

 

Anemia: i cibi da mangiare e quelli da evitare

cibo per anemia-mediterranea

 

La carenza di ferro è un tipo di condizione comune a molte persone, di conseguenza esistono diete improntate in maniera esclusiva a sopperire a tale problematica.

 

Come nasce l’Anemia

L’anemia, altrimenti definita come carenza di ferro, si sviluppa con dei sintomi che possono variare da persona a persona ma vi sono anche sintomi comuni a tutti, tra cui:

  • La stanchezza
  • Il pallore
  • Le occhiaie
  • Unghie fragili
  • Giramenti di testa
  • Respiro affannoso
  • Talvolta battito cardiaco accelerato

Se il calo del ferro è a stadi evoluti i sintomi possono peggiorare notevolmente portando scompensi all’intero sistema immunitario.

 

Anemia come si sviluppa e come nasce

Si può essere predisposti geneticamente o l’anemia può insorgere in determinati momenti della vita di una persona.

Nel secondo caso vi è alla base un calo appunto del ferro nella dieta che si sta seguendo, oppure nel caso delle donne, l’anemia spesso è associata al ciclo mestruale: se questo è abbondante può generare appunto periodi che vedono un calo di ferro, mentre nel primo caso tale calo è strutturale.

Ovviamente si possono eseguire specifici test per verificare il livello del ferro e capire se si è anemici. Occorre effettuare un semplice prelievo al fine di monitorare l’emoglobina nel sangue e questa verrà misurata prendendo come riferimento dei valori standard che per le donne devono essere superiori ai 12 grammi e per gli uomini maggiori di 13.

Ma non contano solo tali valori: questi si sommano anche a quelli della sideremia che corrispondono a quanto ferro circola nel corpo, e i parametri di riferimento in questo caso sono:

  • dai 53 ai 167 microgrammi per decilitro di sangue negli uomini
  • dai 49-151 microgrammi per decilitro di sangue nelle donne

 

La Dieta da fare

Dopo aver considerato il quadro generale soffermandoci sull’anemia dal punto di vista medico, andiamo a vedere una dieta che possa aiutare a superare tale problematica temporale o genetica.

Gli ingredienti da tenere a mente ve li elenchiamo a seguire:

  • legumi
  • pesce azzurro
  • patate
  • cacao amaro
  • fegato

 

Ecco invece i cibi che occorre evitare:

  • latticini
  • caffè e tè
  • uova
  • cioccolato
  • vino rosso
  • pomodoro

Ora conoscete gli alimenti ma ciò potrebbe anche non bastare, in effetti ci sono stati, e ci saranno casi nei quali tali alimentazioni possono anche non sortire gli effetti sperati e quindi come regolarsi se ciò dovesse avvenire?

Esistono gli integratori alimentari, e specificatamente gli integratori di ferro che in molti casi possono appesantire l’organismo ma vanno a compensare sulla dieta, questa comunque non dovete abbandonarla ma unicamente integrarla, scusate il gioco di parole, appunto con questi prodotti.

 

La natura aiuta

Un’ultima dritta sugli integratori è quella delle erbe che apportano effettivi benefici contro l’anemia, a seguire le elenchiamo:

  • il tarassaco
  • l’ortica
  • la barbabietola
  • l’aneto

Potete anche farci dei piatti, basti pensare al riso con ortica, buono, salutare e poco pesante!

 

Sport over 50: benefici e consigli utili

sport over 50

L’attività fisica e lo sport possono garantire benessere ad ogni età. Molte persone hanno testato gli esercizi fisici e hanno scoperto quanto questi possano  far loro bene: parliamo anche di persone over 50 che hanno costantemente tratto giovamento da sport e esercizi.

50 Anni e lo Sport

Se siete alla soglia dei 50 o li avete superati e state pensando che fare sport non è una cosa che possa fare al caso vostro, riflettete per bene perché ciò che vi illustreremo vi farà forse cambiare idea.

Innanzitutto vediamo quale tipologia di persona siete stata fino ad oggi. Ve ne sono di diversi tipi ovviamente e non intendiamo giudicare ma comunque solo immettere in macro gruppi per fornire degli spunti interessanti, quindi procediamo:

 

  1.      Persone che in passato hanno praticato sport per brevi-lunghi periodi ma che poi hanno dovuto abbandonare per una serie di ragioni
  2.      Persone che non hanno mai praticato sport ma hanno seguito una dieta bilanciata
  3.      Persone che non hanno mai praticato sport e hanno seguito diete poco o mal bilanciate
  4.      Persone che hanno sempre praticato sport e oggi proseguono
  5.      Persone che hanno praticato a tratti sport o da sempre ma con diete poco bilanciate
  6.      Persone che hanno praticato sport a tratti o sempre associando ciò a diete bilanciate

 

Sostanzialmente abbiamo individuato sei categorie e a tutte queste diciamo una cosa. Lo sport non è tutto, partiamo da tale assunto, ma se associato ad uno stile di vita sano e ad una dieta bilanciata può davvero apportare molto allo stato fisico (e non solo) della persona.

Arrivare a 50 anni fuori forma

Approcciarsi allo sport a questa età può comunque dare i suoi frutti quindi non sentitevi in colpa più di tanto.

Molti studi sostengono che 3 appuntamenti settimanali:

 

- In palestra

- Facendo specifici sport (nuoto, jogging etc…)

 

possono prevenire l’osteoporosi, un dato su cui in molti dovrebbero riflettere. Tali ritmi di allenamento, come si può immaginare, andrebbero mantenuti nel tempo, al fine di incrementare la massa ossea e evitare l’insorgere di specifiche malattie che possono anche cronicizzarsi. Ovviamente tutto ciò – lo ribadiamo – va associato ad uno stile di vita sano e ad una corretta alimentazione.

Le Età

Altro aspetto legato all’età è quello che porta l’organismo a cambiare, vale per le donne, ma anche per gli uomini ovviamente: pensiamo ad esempio alle vitamine, che contrastano i radicali liberi che nel corso del tempo aumentano. Quindi si torna al discorso di una corretta alimentazione.

 

Il moto invece contrasta l’insorgenza dell’obesità, sempre associato al giusto apporto degli elementi nutrizionali. Non a caso sono anche i medici a consigliare sport ed esercizio fisico.

 

Nel tempo vi è anche come sappiamo, un progressivo rallentamento dell’organismo nelle sue funzioni, di conseguenza praticare esercizi giornalieri e/o recarsi in palestra per farli, aiuta certamente il fisico e l’organismo a mantenersi forte.

 

Riepilogando e concludendo quindi il nostro consiglio è:

“Approcciatevi anche a 50 anni allo sport ma prevenire e sviluppare un’attività fisica costante e durevole nel tempo è il miglior modo di prendersi cura di sé assieme ad uno stile di vita corretto e all’apporto alimentare sano”.

 

 

Il problema delle calvizie: come curarlo?

calvizie

Tranne che sui palmi delle mani e sulla pianta dei piedi il corpo umano, come la maggior parte dei mammiferi, è ricoperto da migliaia di piccole formazioni filiformi e sottili chiamate comunemente “peli” o capelli quelli situati sulla pelle del cranio. I peli e quindi anche i capelli, sono costituiti da filmenti di una proteina chiamata cheratina, prodotta nello strato più in basso dell’epidermide e che si va a trasformare in unità follicolari pilifere nello strato più esterno della pelle. Continue reading